A difesa della verità
Valle del Sacco: tre biodigestori emblematici.
Quando il territorio è difeso
solo dai cittadini
La notizia “bomba” è la rinuncia del Comune di Anagni di ricorrere al TAR contro il biodigestore. Una scelta che si affianca a quella del Comune di Paliano, che ha deciso di non opporsi all’impianto di biometano davanti al Consiglio di Stato. E poi c’è Artena, dove l’impianto è già autorizzato e il Comune ha di fatto abbandonato la partita.
Questi non sono gli unici
impianti della Valle del Sacco, ma sono emblematici: raccontano che la tutela
del territorio, dell’ambiente e dei diritti di uomini, animali e piante non
viene garantita dalle Amministrazioni locali, sollecite nelle nobili dichiarazioni
di principio, riservate nel sostegno agli investitori, ma da cittadini e
comitati, che se ne fanno carico, spesso con mezzi e risorse limitatissime.
Greenwashing, Colleferro style
In un contesto dove la Valle del
Sacco si qualifica sempre più come distretto dei rifiuti, della logistica e
delle armi, il caso di Colleferro è ancora più emblematico. Città che
storicamente ha pagato il prezzo più alto dell’industrializzazione del territorio,
oggi si trova al centro di una contraddizione stridente tra retorica
ambientalista e prassi amministrativa.
In attesa eterna della bonifica,
Colleferro potrebbe — almeno sulla carta — giocare un ruolo guida nella
riqualificazione del territorio, se la promessa svolta ecologica non fosse
diventata aria tossica. Il Comune continua sereno a rivendicare una guida amministrativa
ispirata alla difesa dell’ambiente, ma nel frattempo, intorno, fiorisce una
narrazione creativa che ha ormai superato la realtà.
Le varianti urbanistiche
diventano un bene comune, la mancanza di trasparenza una licenza poetica, una
“malainterpretazione”. I cavidotti e le servitù coattive sono occasioni d’oro
per i proprietari, accontentati con eleganti mance travestite da compensazioni.
Le bonifiche sono investimenti eterni, l’inquinamento lo si affronta con
slogan, convegni e qualche post sui social. I poli logistici sono superati:
oggi l’innovazione si chiama datacenter green, con ventole ecologiche,
ecosostenibili e consumi energetici e idrici da festival. E poi c’è il rilancio
economico: dopo oltre 110 anni, Colleferro tornerà ai vecchi fasti grazie
all’industria pesante degli armamenti, in santa alleanza con Anagni, e con il
buon vecchio cementificio. L’acciaio e il cemento non tradiscono mai e hanno
sempre sfamato — e avvelenato — la Valle del Sacco.
Cresce il distretto dei
rifiuti: disinformazione e controinformazione
L’elusivo atteggiamento delle
Amministrazioni si inserisce in un panorama ambientalista frammentato, dove
spesso la battaglia per la tutela della salute e dell’ambiente viene indebolita
da dinamiche interne, ambiguità e protagonismi.
Alcuni soggetti vicini alle
Amministrazioni comunali filtrano le informazioni, le trattengono, coltivano il
proprio spazio di visibilità e, talvolta, assumono atteggiamenti di sostanziale
tolleranza verso l’altra parte. Il problema maggiore è la controinformazione
che ne deriva: una narrazione viziata, parziale, spesso in contraddizione con
gli atti ufficiali dei procedimenti.
L’ansia di protagonismo e il
perseguimento di obiettivi personali finiscono per distorcere la realtà di chi
in incontri pubblici si attribuisce meriti e risultati che non gli spettano su
questioni che sono state semplicemente archiviate e mai concretamente
affrontate. Il punto non è il “distintivo”: se lo vogliono, possiamo anche
concederglielo. Il vero danno è la confusione che alimentano e la sfiducia che
si insinua tra i cittadini, elementi che finiscono per agevolare l’avanzare
incontrastato di investitori in cerca di speculazioni.
Il caso Frosinone: quando la
rete fa la differenza
In questa casistica rientra la
vicenda del biodigestore previsto a Frosinone nel 2019, dove siamo riusciti a
costruire un fronte di opposizione ampio, organizzato e determinato, capace di
coinvolgere anche realtà extraregionali: una vera e propria rete nazionale dei
territori, che ci ha affiancato per circa quattro anni senza mai venire meno.
Abbiamo seguito ogni fase del
procedimento e fatto sì che la nostra battaglia diventasse una battaglia
collettiva. Il progetto è stato infine archiviato nel 2024 al termine di una
seduta della Conferenza di Servizi dai toni drammatici, grazie al ruolo determinante
della Provincia di Frosinone, l’unica Istituzione che ha realmente interloquito
con i comitati, promotori di osservazioni e criticità. È stata anche l’unica in
grado di analizzare in modo puntuale il progetto della Maestrale e l’intero
iter procedurale, mentre il Comune è intervenuto in modo timido, marginale e
discontinuo.
Il caso di Frosinone ha
dimostrato una cosa fondamentale: avevamo ragione fin dall’inizio e abbiamo
fatto bene a non arrenderci, nonostante le enormi difficoltà, confermando che
un altro modo di operare è possibile: condividere le informazioni, lavorare in
rete, mettere il bene collettivo davanti a qualsiasi interesse personale. È
l’unico modo per costruire una reale opposizione civica, senza altri fini se
non il bene comune.
- Comitato No Biodigestore a Frosinone – Valle del
Sacco
- Comitato residenti Colleferro
- Cittadini della Valle del Sacco Sgurgola - Anagni
- Blog Frosinone Bella e Brutta
Frosinone, 13 febbraio 2026
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I contributi della stampa:
- CasilinaNews.it
“Valle del Sacco: tre biodigestori emblematici”: il comunicato stampa dei comitati locali
- Unoetre.it
Quando il territorio è difeso solo dai cittadini
- Anagnia.com
Valle del Sacco, tre biodigestori e una verità scomoda: quando i Comuni arretrano e i cittadini resistono
- laspunta.it
Biodigestori Valle del Sacco, i Comitati attaccano: “Territorio difeso solo dai cittadini”
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