29/06/26

IL CAVALLO DI TROIA DEL SIN: Temiamo i doni della Regione Lazio.

 


Apprendiamo dal TGTRE del 25/06/2026



La reazione del Coordinamento di Comitati, Associazioni e Blog 
che hanno sottoscritto il seguente

 Comunicato Stampa

IL CAVALLO DI TROIA DEL SIN

Lo studio appena pubblicato da ARPA Lazio sulla presenza di metalli e metalloidi nei suoli interni ed esterni al SIN "Bacino del fiume Sacco" sta circolando in questi giorni come se fosse una rivelazione. Non lo è ed è necessario fare chiarezza.

LO STUDIO È PARZIALMENTE CORRETTO, MA DELIBERATAMENTE INCOMPLETO

È vero che certi metalli e metalloidi, come arsenico, berillio, cobalto, tallio e vanadio, possono avere origine geogenica, cioè naturale, legata all'assetto geologico del territorio. Il fenomeno è noto e documentato: basti pensare all'arsenico di origine vulcanica nei Castelli Romani, che contamina le falde per via endogena, indipendentemente da qualsiasi attività industriale. Dunque affermare che i valori di questi metalli siano comparabili dentro e fuori il perimetro del SIN non è in sé una bugia. È però una verità selezionata, e quindi fuorviante, perché risponde ad una domanda che non è quella giusta.

LA METODOLOGIA DELLO STUDIO NON RISPONDE ALLA DOMANDA GIUSTA

Lo studio ARPA si è concentrato esclusivamente sui metalli e metalloidi, cercando valori di fondo naturale. È un obiettivo legittimo, utile ai fini amministrativi per semplificare certi procedimenti di bonifica. Ma non è la fotografia dell'inquinamento del SIN. Uno studio che confronta la presenza di cobalto dentro e fuori il perimetro e conclude che non ci sono differenze sostanziali non dice nulla sulla presenza di beta-HCH, di solventi clorurati, di IPA o delle altre sostanze che caratterizzano la contaminazione industriale storica di questa Valle.

IL VERO PROBLEMA DELLA VALLE DEL SACCO NON SONO I METALLI

Il SIN Valle del Sacco è stato istituito a seguito di una crisi sanitaria e ambientale che aveva al centro tutt'altro: gli organoclorurati persistenti, e in particolare il beta-esaclorocicloesano (beta-HCH), sottoprodotto della lavorazione del lindano, prodotto per decenni nell'area di Colleferro dalla BPD/Caffaro. Nel 2005 vennero rilevati livelli di beta-HCH nel latte crudo di aziende bovine locali fino a 20 volte superiori ai limiti di legge. Successive campagne di biomonitoraggio umano documentarono la contaminazione in oltre il 50% dei residenti campionati. La IARC ha classificato il lindano come cancerogeno per l'uomo (gruppo 1), con evidenza sufficiente per il linfoma non-Hodgkin.

E il beta-HCH non è nemmeno l'unico problema.

Il punto cruciale è la pluritropicità degli inquinanti della Valle del Sacco. Non si tratta di un singolo agente, come a Seveso con la diossina o a Casale Monferrato con l'amianto. Qui convivono organoclorurati persistenti (HCH, DDT e relativi metaboliti), metalli pesanti di origine industriale, amianto, fitofarmaci e inquinanti atmosferici da traffico e impianti. Ogni matrice ambientale, suolo, acque superficiali, acque sotterranee, aria, porta tracce di contaminazioni diverse e sovrapposte, accumulate in tempi diversi, da fonti diverse. È questa stratificazione, non la singola sostanza, a rendere la Valle del Sacco un caso ambientale fuori scala rispetto ai modelli più noti di disastro industriale italiano.

Una contaminazione così complessa non può essere ridotta alla sola misurazione dei metalli nel suolo, come se bastasse quel dato a fotografare l'intero fenomeno.

LA RIPERIMETRAZIONE DEL SIN NON PUÒ BASARSI SU DATI PARZIALI

Nel 2019 Regione Lazio e Ministero dell'Ambiente hanno sottoscritto un Accordo di Programma, che ha definito un cronoprogramma di 11 interventi urgenti nel SIN, riguardanti la bonifica delle aree contaminate, la messa in sicurezza dei siti industriali dismessi e il monitoraggio delle acque. Quel cronoprogramma è stato attuato? In quale percentuale? Con quali risultati verificabili?

Domande a cui dovrebbe rispondere la Regione, individuata quale Responsabile unico dell'attuazione (RUA). Lo stesso Accordo, all'art. 7, attribuisce al Comitato di indirizzo e controllo il compito di «presiedere e coordinare l'intero processo di attuazione di tutti gli interventi previsti». Prevede, inoltre che per assicurare la massima partecipazione delle amministrazioni locali e degli stakeholder, il Comitato convochi un'apposita seduta per comunicare gli esiti delle valutazioni effettuate. La convocazione di un incontro separato a Frosinone, al di fuori di questa sede istituzionale, costituisce un grave atto politico e un evidente vulnus istituzionale: esautora il Comitato dalle funzioni che gli sono attribuite, ne svilisce il ruolo e riduce gli spazi di partecipazione del territorio.

Le analisi richieste dalla Regione e condotte da ARPA, con il contributo dei vari enti coinvolti, sulla determinazione dei valori di fondo naturale di metalli e metalloidi nei suoli vengono oggi richiamate a sostegno dell'ipotesi di riperimetrazione del SIN, che interessa circa 72 km² di territorio, con la prospettiva di sottrarre alcune di quelle aree alle tutele previste.

Il dibattito sulla riperimetrazione del SIN – agitato ciclicamente sia dal centrodestra che dal centrosinistra come leva politica – non può ridursi a questa sola evidenza, né attribuirle un valore determinante in assenza di una valutazione complessiva della contaminazione della Valle del Sacco.

Una decisione di tale portata non può fondarsi su un quadro conoscitivo parziale, né essere assunta senza il pieno coinvolgimento delle comunità che da oltre vent'anni pagano il prezzo della contaminazione: la malattia, in molti casi la morte, e la distruzione di una parte significativa dell'economia agricola e degli allevamenti della Valle del Sacco.

Temiamo la Regione anche quando porta doni. La Valle del Sacco non ha bisogno di altre dichiarazioni rassicuranti. Ha bisogno che gli impegni già assunti vengano finalmente onorati.

 

 

 Il coordinamento di:

- Comitato No Biodigestore a Frosinone – Valle del Sacco

- Comitato residenti Colleferro

- Cittadini della Valle del Sacco Sgurgola – Anagni

- LABRIOLAB – Stefano Di Scanno

- Blog Frosinone Bella e Brutta

 

Frosinone, 27 giugno 2026


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Le risposte condivise dagli organi di stampa:


La Spunta

SIN Valle del Sacco, i Comitati "Lo studio Arpa Lazio è incompleto, no alla riperimetrazione basata solo sui metalli" https://www.laspunta.it/sin-valle-del-sacco-i-comitati-lo-studio-arpa-lazio-e-incompleto-no-alla-riperimetrazione-basata-solo-sui-metalli/


Pietro Alviti

Valle del Sacco, insorgono le associazioni ambientaliste, stiamo passando per il paradiso terrestre


itfrosinone.it

Dall'attivista militante ecologista locale #lucianoBracaglia


UNOeTRE.it

Il cavallo di Troia del SIN Valle del Sacco


anagnia.com

Valle del Sacco, i comitati contro lo studio ARPA Lazio: “Dati parziali non bastano per ridisegnare il SIN”


casilinaNEWS

“Il cavallo di Troia del Sin”: i Comitati locali intervengono sulla questione della Valle del Sacco


frosinonenews.eu

Valle del Sacco, il coordinamento di comitati e associazioni: “Lo studio Arpa dà un quadro parziale”

13/02/26

Valle del Sacco: quando il territorio è difeso solo dai cittadini

 A difesa della verità

Valle del Sacco: tre biodigestori emblematici.

Quando il territorio è difeso solo dai cittadini


La notizia “bomba” è la rinuncia del Comune di Anagni di ricorrere al TAR contro il biodigestore. Una scelta che si affianca a quella del Comune di Paliano, che ha deciso di non opporsi all’impianto di biometano davanti al Consiglio di Stato. E poi c’è Artena, dove l’impianto è già autorizzato e il Comune ha di fatto abbandonato la partita.

Questi non sono gli unici impianti della Valle del Sacco, ma sono emblematici: raccontano che la tutela del territorio, dell’ambiente e dei diritti di uomini, animali e piante non viene garantita dalle Amministrazioni locali, sollecite nelle nobili dichiarazioni di principio, riservate nel sostegno agli investitori, ma da cittadini e comitati, che se ne fanno carico, spesso con mezzi e risorse limitatissime.

Greenwashing, Colleferro style

In un contesto dove la Valle del Sacco si qualifica sempre più come distretto dei rifiuti, della logistica e delle armi, il caso di Colleferro è ancora più emblematico. Città che storicamente ha pagato il prezzo più alto dell’industrializzazione del territorio, oggi si trova al centro di una contraddizione stridente tra retorica ambientalista e prassi amministrativa.

In attesa eterna della bonifica, Colleferro potrebbe — almeno sulla carta — giocare un ruolo guida nella riqualificazione del territorio, se la promessa svolta ecologica non fosse diventata aria tossica. Il Comune continua sereno a rivendicare una guida amministrativa ispirata alla difesa dell’ambiente, ma nel frattempo, intorno, fiorisce una narrazione creativa che ha ormai superato la realtà.

Le varianti urbanistiche diventano un bene comune, la mancanza di trasparenza una licenza poetica, una “malainterpretazione”. I cavidotti e le servitù coattive sono occasioni d’oro per i proprietari, accontentati con eleganti mance travestite da compensazioni. Le bonifiche sono investimenti eterni, l’inquinamento lo si affronta con slogan, convegni e qualche post sui social. I poli logistici sono superati: oggi l’innovazione si chiama datacenter green, con ventole ecologiche, ecosostenibili e consumi energetici e idrici da festival. E poi c’è il rilancio economico: dopo oltre 110 anni, Colleferro tornerà ai vecchi fasti grazie all’industria pesante degli armamenti, in santa alleanza con Anagni, e con il buon vecchio cementificio. L’acciaio e il cemento non tradiscono mai e hanno sempre sfamato — e avvelenato — la Valle del Sacco.

Cresce il distretto dei rifiuti: disinformazione e controinformazione

L’elusivo atteggiamento delle Amministrazioni si inserisce in un panorama ambientalista frammentato, dove spesso la battaglia per la tutela della salute e dell’ambiente viene indebolita da dinamiche interne, ambiguità e protagonismi.

Alcuni soggetti vicini alle Amministrazioni comunali filtrano le informazioni, le trattengono, coltivano il proprio spazio di visibilità e, talvolta, assumono atteggiamenti di sostanziale tolleranza verso l’altra parte. Il problema maggiore è la controinformazione che ne deriva: una narrazione viziata, parziale, spesso in contraddizione con gli atti ufficiali dei procedimenti.

L’ansia di protagonismo e il perseguimento di obiettivi personali finiscono per distorcere la realtà di chi in incontri pubblici si attribuisce meriti e risultati che non gli spettano su questioni che sono state semplicemente archiviate e mai concretamente affrontate. Il punto non è il “distintivo”: se lo vogliono, possiamo anche concederglielo. Il vero danno è la confusione che alimentano e la sfiducia che si insinua tra i cittadini, elementi che finiscono per agevolare l’avanzare incontrastato di investitori in cerca di speculazioni.

Il caso Frosinone: quando la rete fa la differenza

In questa casistica rientra la vicenda del biodigestore previsto a Frosinone nel 2019, dove siamo riusciti a costruire un fronte di opposizione ampio, organizzato e determinato, capace di coinvolgere anche realtà extraregionali: una vera e propria rete nazionale dei territori, che ci ha affiancato per circa quattro anni senza mai venire meno.

Abbiamo seguito ogni fase del procedimento e fatto sì che la nostra battaglia diventasse una battaglia collettiva. Il progetto è stato infine archiviato nel 2024 al termine di una seduta della Conferenza di Servizi dai toni drammatici, grazie al ruolo determinante della Provincia di Frosinone, l’unica Istituzione che ha realmente interloquito con i comitati, promotori di osservazioni e criticità. È stata anche l’unica in grado di analizzare in modo puntuale il progetto della Maestrale e l’intero iter procedurale, mentre il Comune è intervenuto in modo timido, marginale e discontinuo.

Il caso di Frosinone ha dimostrato una cosa fondamentale: avevamo ragione fin dall’inizio e abbiamo fatto bene a non arrenderci, nonostante le enormi difficoltà, confermando che un altro modo di operare è possibile: condividere le informazioni, lavorare in rete, mettere il bene collettivo davanti a qualsiasi interesse personale. È l’unico modo per costruire una reale opposizione civica, senza altri fini se non il bene comune.

 

 Il coordinamento di:

 

Frosinone, 13 febbraio 2026


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I contributi della stampa:


- CasilinaNews.it

“Valle del Sacco: tre biodigestori emblematici”: il comunicato stampa dei comitati locali


- Unoetre.it

Quando il territorio è difeso solo dai cittadini


- Anagnia.com


Valle del Sacco, tre biodigestori e una verità scomoda: quando i Comuni arretrano e i cittadini resistono

- laspunta.it

Biodigestori Valle del Sacco, i Comitati attaccano: “Territorio difeso solo dai cittadini”


- InEditoriale

Ringraziamo il direttore Stefano Di Scanno per aver dato spazio ai comitati civici nel video InEditoriale, ascoltando voci che reclamano giustizia ambientale per il sacrificio degli abitanti della Valle del Sacco e che raramente ricevono attenzione.

La registrazione dell’intervista 👇👇👇👇👇


In un clima di generale distrazione e superficialità sul destino della Valle del Sacco — troppo spesso assente dall’agenda degli amministratori locali, salvo riemergere in campagna elettorale — ringraziamo il direttore Stefano Di Scanno per aver dato spazio ai comitati civici nel video InEditoriale, ascoltando voci che reclamano giustizia ambientale per il sacrificio degli abitanti della Valle del Sacco e che raramente ricevono attenzione.

Nel corso dell’intervista è stato ribadito un punto essenziale: le iniziative economiche private nei settori energetico, dei rifiuti e del cemento non vanno respinte a priori, ma ogni nuovo investimento deve essere compatibile con la storica condizione sanitario-ambientale di un Sito di Interesse Nazionale (SIN) ancora da bonificare.

Il nodo resta l’assenza di una iniziativa politica forte. Nei procedimenti autorizzativi le amministrazioni lasciano ampio margine ai proponenti: le Valutazioni di Impatto Ambientale (VIA) sono redatte dai proponenti, i dati vengono assunti come attendibili e i comitati restano esclusi dalle sedi decisionali. 

Il territorio resta così sempre più esposto alle pressioni industriali, mentre l’ambientalismo istituzionale mostra i suoi evidenti limiti.

Dopo le polemiche sull’estensione del SIN e la riperimetrazione, la pronuncia del Consiglio di Stato (luglio 2025) ha parzialmente annullato la precedente mappatura. Il rapporto ARPA 2025 esclude un inquinamento diffuso; tuttavia non sono ancora pubblici i risultati dell’individuazione degli inquinanti.

Nel frattempo avanzano progetti di ampliamento di siti per la produzione di armamenti, una diffusione incontrollata di impianti fotovoltaici e nuovi progetti per il biometano, spesso con evidenti profili speculativi. Restano inoltre conclamate le criticità legate alla qualità dell’aria, con Frosinone maglia nera per sforamenti nel biennio 2024-2025.

E chi informa i cittadini sullo stato degli interventi, sui tempi e sulle risorse effettivamente impiegate per la bonifica?

Senza un confronto pubblico costante, la Valle del Sacco non diventerà una priorità strutturale dell’azione amministrativa.

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IL CAVALLO DI TROIA DEL SIN: Temiamo i doni della Regione Lazio.

  Apprendiamo dal TGTRE del 25/06/2026 La reazione del Coordinamento di Comitati, Associazioni e Blog   che hanno sottoscritto il seguente ...