29/06/26

IL CAVALLO DI TROIA DEL SIN: Temiamo i doni della Regione Lazio.

 


Apprendiamo dal TGTRE del 25/06/2026



La reazione del Coordinamento di Comitati, Associazioni e Blog 
che hanno sottoscritto il seguente

 Comunicato Stampa

IL CAVALLO DI TROIA DEL SIN

Lo studio appena pubblicato da ARPA Lazio sulla presenza di metalli e metalloidi nei suoli interni ed esterni al SIN "Bacino del fiume Sacco" sta circolando in questi giorni come se fosse una rivelazione. Non lo è ed è necessario fare chiarezza.

LO STUDIO È PARZIALMENTE CORRETTO, MA DELIBERATAMENTE INCOMPLETO

È vero che certi metalli e metalloidi, come arsenico, berillio, cobalto, tallio e vanadio, possono avere origine geogenica, cioè naturale, legata all'assetto geologico del territorio. Il fenomeno è noto e documentato: basti pensare all'arsenico di origine vulcanica nei Castelli Romani, che contamina le falde per via endogena, indipendentemente da qualsiasi attività industriale. Dunque affermare che i valori di questi metalli siano comparabili dentro e fuori il perimetro del SIN non è in sé una bugia. È però una verità selezionata, e quindi fuorviante, perché risponde ad una domanda che non è quella giusta.

LA METODOLOGIA DELLO STUDIO NON RISPONDE ALLA DOMANDA GIUSTA

Lo studio ARPA si è concentrato esclusivamente sui metalli e metalloidi, cercando valori di fondo naturale. È un obiettivo legittimo, utile ai fini amministrativi per semplificare certi procedimenti di bonifica. Ma non è la fotografia dell'inquinamento del SIN. Uno studio che confronta la presenza di cobalto dentro e fuori il perimetro e conclude che non ci sono differenze sostanziali non dice nulla sulla presenza di beta-HCH, di solventi clorurati, di IPA o delle altre sostanze che caratterizzano la contaminazione industriale storica di questa Valle.

IL VERO PROBLEMA DELLA VALLE DEL SACCO NON SONO I METALLI

Il SIN Valle del Sacco è stato istituito a seguito di una crisi sanitaria e ambientale che aveva al centro tutt'altro: gli organoclorurati persistenti, e in particolare il beta-esaclorocicloesano (beta-HCH), sottoprodotto della lavorazione del lindano, prodotto per decenni nell'area di Colleferro dalla BPD/Caffaro. Nel 2005 vennero rilevati livelli di beta-HCH nel latte crudo di aziende bovine locali fino a 20 volte superiori ai limiti di legge. Successive campagne di biomonitoraggio umano documentarono la contaminazione in oltre il 50% dei residenti campionati. La IARC ha classificato il lindano come cancerogeno per l'uomo (gruppo 1), con evidenza sufficiente per il linfoma non-Hodgkin.

E il beta-HCH non è nemmeno l'unico problema.

Il punto cruciale è la pluritropicità degli inquinanti della Valle del Sacco. Non si tratta di un singolo agente, come a Seveso con la diossina o a Casale Monferrato con l'amianto. Qui convivono organoclorurati persistenti (HCH, DDT e relativi metaboliti), metalli pesanti di origine industriale, amianto, fitofarmaci e inquinanti atmosferici da traffico e impianti. Ogni matrice ambientale, suolo, acque superficiali, acque sotterranee, aria, porta tracce di contaminazioni diverse e sovrapposte, accumulate in tempi diversi, da fonti diverse. È questa stratificazione, non la singola sostanza, a rendere la Valle del Sacco un caso ambientale fuori scala rispetto ai modelli più noti di disastro industriale italiano.

Una contaminazione così complessa non può essere ridotta alla sola misurazione dei metalli nel suolo, come se bastasse quel dato a fotografare l'intero fenomeno.

LA RIPERIMETRAZIONE DEL SIN NON PUÒ BASARSI SU DATI PARZIALI

Nel 2019 Regione Lazio e Ministero dell'Ambiente hanno sottoscritto un Accordo di Programma, che ha definito un cronoprogramma di 11 interventi urgenti nel SIN, riguardanti la bonifica delle aree contaminate, la messa in sicurezza dei siti industriali dismessi e il monitoraggio delle acque. Quel cronoprogramma è stato attuato? In quale percentuale? Con quali risultati verificabili?

Domande a cui dovrebbe rispondere la Regione, individuata quale Responsabile unico dell'attuazione (RUA). Lo stesso Accordo, all'art. 7, attribuisce al Comitato di indirizzo e controllo il compito di «presiedere e coordinare l'intero processo di attuazione di tutti gli interventi previsti». Prevede, inoltre che per assicurare la massima partecipazione delle amministrazioni locali e degli stakeholder, il Comitato convochi un'apposita seduta per comunicare gli esiti delle valutazioni effettuate. La convocazione di un incontro separato a Frosinone, al di fuori di questa sede istituzionale, costituisce un grave atto politico e un evidente vulnus istituzionale: esautora il Comitato dalle funzioni che gli sono attribuite, ne svilisce il ruolo e riduce gli spazi di partecipazione del territorio.

Le analisi richieste dalla Regione e condotte da ARPA, con il contributo dei vari enti coinvolti, sulla determinazione dei valori di fondo naturale di metalli e metalloidi nei suoli vengono oggi richiamate a sostegno dell'ipotesi di riperimetrazione del SIN, che interessa circa 72 km² di territorio, con la prospettiva di sottrarre alcune di quelle aree alle tutele previste.

Il dibattito sulla riperimetrazione del SIN – agitato ciclicamente sia dal centrodestra che dal centrosinistra come leva politica – non può ridursi a questa sola evidenza, né attribuirle un valore determinante in assenza di una valutazione complessiva della contaminazione della Valle del Sacco.

Una decisione di tale portata non può fondarsi su un quadro conoscitivo parziale, né essere assunta senza il pieno coinvolgimento delle comunità che da oltre vent'anni pagano il prezzo della contaminazione: la malattia, in molti casi la morte, e la distruzione di una parte significativa dell'economia agricola e degli allevamenti della Valle del Sacco.

Temiamo la Regione anche quando porta doni. La Valle del Sacco non ha bisogno di altre dichiarazioni rassicuranti. Ha bisogno che gli impegni già assunti vengano finalmente onorati.

 

 

 Il coordinamento di:

- Comitato No Biodigestore a Frosinone – Valle del Sacco

- Comitato residenti Colleferro

- Cittadini della Valle del Sacco Sgurgola – Anagni

- LABRIOLAB – Stefano Di Scanno

- Blog Frosinone Bella e Brutta

 

Frosinone, 27 giugno 2026


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Le risposte condivise dagli organi di stampa:


La Spunta

SIN Valle del Sacco, i Comitati "Lo studio Arpa Lazio è incompleto, no alla riperimetrazione basata solo sui metalli" https://www.laspunta.it/sin-valle-del-sacco-i-comitati-lo-studio-arpa-lazio-e-incompleto-no-alla-riperimetrazione-basata-solo-sui-metalli/


Pietro Alviti

Valle del Sacco, insorgono le associazioni ambientaliste, stiamo passando per il paradiso terrestre


itfrosinone.it

Dall'attivista militante ecologista locale #lucianoBracaglia


UNOeTRE.it

Il cavallo di Troia del SIN Valle del Sacco


anagnia.com

Valle del Sacco, i comitati contro lo studio ARPA Lazio: “Dati parziali non bastano per ridisegnare il SIN”



13/02/26

Valle del Sacco: quando il territorio è difeso solo dai cittadini

 A difesa della verità

Valle del Sacco: tre biodigestori emblematici.

Quando il territorio è difeso solo dai cittadini


La notizia “bomba” è la rinuncia del Comune di Anagni di ricorrere al TAR contro il biodigestore. Una scelta che si affianca a quella del Comune di Paliano, che ha deciso di non opporsi all’impianto di biometano davanti al Consiglio di Stato. E poi c’è Artena, dove l’impianto è già autorizzato e il Comune ha di fatto abbandonato la partita.

Questi non sono gli unici impianti della Valle del Sacco, ma sono emblematici: raccontano che la tutela del territorio, dell’ambiente e dei diritti di uomini, animali e piante non viene garantita dalle Amministrazioni locali, sollecite nelle nobili dichiarazioni di principio, riservate nel sostegno agli investitori, ma da cittadini e comitati, che se ne fanno carico, spesso con mezzi e risorse limitatissime.

Greenwashing, Colleferro style

In un contesto dove la Valle del Sacco si qualifica sempre più come distretto dei rifiuti, della logistica e delle armi, il caso di Colleferro è ancora più emblematico. Città che storicamente ha pagato il prezzo più alto dell’industrializzazione del territorio, oggi si trova al centro di una contraddizione stridente tra retorica ambientalista e prassi amministrativa.

In attesa eterna della bonifica, Colleferro potrebbe — almeno sulla carta — giocare un ruolo guida nella riqualificazione del territorio, se la promessa svolta ecologica non fosse diventata aria tossica. Il Comune continua sereno a rivendicare una guida amministrativa ispirata alla difesa dell’ambiente, ma nel frattempo, intorno, fiorisce una narrazione creativa che ha ormai superato la realtà.

Le varianti urbanistiche diventano un bene comune, la mancanza di trasparenza una licenza poetica, una “malainterpretazione”. I cavidotti e le servitù coattive sono occasioni d’oro per i proprietari, accontentati con eleganti mance travestite da compensazioni. Le bonifiche sono investimenti eterni, l’inquinamento lo si affronta con slogan, convegni e qualche post sui social. I poli logistici sono superati: oggi l’innovazione si chiama datacenter green, con ventole ecologiche, ecosostenibili e consumi energetici e idrici da festival. E poi c’è il rilancio economico: dopo oltre 110 anni, Colleferro tornerà ai vecchi fasti grazie all’industria pesante degli armamenti, in santa alleanza con Anagni, e con il buon vecchio cementificio. L’acciaio e il cemento non tradiscono mai e hanno sempre sfamato — e avvelenato — la Valle del Sacco.

Cresce il distretto dei rifiuti: disinformazione e controinformazione

L’elusivo atteggiamento delle Amministrazioni si inserisce in un panorama ambientalista frammentato, dove spesso la battaglia per la tutela della salute e dell’ambiente viene indebolita da dinamiche interne, ambiguità e protagonismi.

Alcuni soggetti vicini alle Amministrazioni comunali filtrano le informazioni, le trattengono, coltivano il proprio spazio di visibilità e, talvolta, assumono atteggiamenti di sostanziale tolleranza verso l’altra parte. Il problema maggiore è la controinformazione che ne deriva: una narrazione viziata, parziale, spesso in contraddizione con gli atti ufficiali dei procedimenti.

L’ansia di protagonismo e il perseguimento di obiettivi personali finiscono per distorcere la realtà di chi in incontri pubblici si attribuisce meriti e risultati che non gli spettano su questioni che sono state semplicemente archiviate e mai concretamente affrontate. Il punto non è il “distintivo”: se lo vogliono, possiamo anche concederglielo. Il vero danno è la confusione che alimentano e la sfiducia che si insinua tra i cittadini, elementi che finiscono per agevolare l’avanzare incontrastato di investitori in cerca di speculazioni.

Il caso Frosinone: quando la rete fa la differenza

In questa casistica rientra la vicenda del biodigestore previsto a Frosinone nel 2019, dove siamo riusciti a costruire un fronte di opposizione ampio, organizzato e determinato, capace di coinvolgere anche realtà extraregionali: una vera e propria rete nazionale dei territori, che ci ha affiancato per circa quattro anni senza mai venire meno.

Abbiamo seguito ogni fase del procedimento e fatto sì che la nostra battaglia diventasse una battaglia collettiva. Il progetto è stato infine archiviato nel 2024 al termine di una seduta della Conferenza di Servizi dai toni drammatici, grazie al ruolo determinante della Provincia di Frosinone, l’unica Istituzione che ha realmente interloquito con i comitati, promotori di osservazioni e criticità. È stata anche l’unica in grado di analizzare in modo puntuale il progetto della Maestrale e l’intero iter procedurale, mentre il Comune è intervenuto in modo timido, marginale e discontinuo.

Il caso di Frosinone ha dimostrato una cosa fondamentale: avevamo ragione fin dall’inizio e abbiamo fatto bene a non arrenderci, nonostante le enormi difficoltà, confermando che un altro modo di operare è possibile: condividere le informazioni, lavorare in rete, mettere il bene collettivo davanti a qualsiasi interesse personale. È l’unico modo per costruire una reale opposizione civica, senza altri fini se non il bene comune.

 

 Il coordinamento di:

 

Frosinone, 13 febbraio 2026


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I contributi della stampa:


- CasilinaNews.it

“Valle del Sacco: tre biodigestori emblematici”: il comunicato stampa dei comitati locali


- Unoetre.it

Quando il territorio è difeso solo dai cittadini


- Anagnia.com


Valle del Sacco, tre biodigestori e una verità scomoda: quando i Comuni arretrano e i cittadini resistono

- laspunta.it

Biodigestori Valle del Sacco, i Comitati attaccano: “Territorio difeso solo dai cittadini”


- InEditoriale

Ringraziamo il direttore Stefano Di Scanno per aver dato spazio ai comitati civici nel video InEditoriale, ascoltando voci che reclamano giustizia ambientale per il sacrificio degli abitanti della Valle del Sacco e che raramente ricevono attenzione.

La registrazione dell’intervista 👇👇👇👇👇


In un clima di generale distrazione e superficialità sul destino della Valle del Sacco — troppo spesso assente dall’agenda degli amministratori locali, salvo riemergere in campagna elettorale — ringraziamo il direttore Stefano Di Scanno per aver dato spazio ai comitati civici nel video InEditoriale, ascoltando voci che reclamano giustizia ambientale per il sacrificio degli abitanti della Valle del Sacco e che raramente ricevono attenzione.

Nel corso dell’intervista è stato ribadito un punto essenziale: le iniziative economiche private nei settori energetico, dei rifiuti e del cemento non vanno respinte a priori, ma ogni nuovo investimento deve essere compatibile con la storica condizione sanitario-ambientale di un Sito di Interesse Nazionale (SIN) ancora da bonificare.

Il nodo resta l’assenza di una iniziativa politica forte. Nei procedimenti autorizzativi le amministrazioni lasciano ampio margine ai proponenti: le Valutazioni di Impatto Ambientale (VIA) sono redatte dai proponenti, i dati vengono assunti come attendibili e i comitati restano esclusi dalle sedi decisionali. 

Il territorio resta così sempre più esposto alle pressioni industriali, mentre l’ambientalismo istituzionale mostra i suoi evidenti limiti.

Dopo le polemiche sull’estensione del SIN e la riperimetrazione, la pronuncia del Consiglio di Stato (luglio 2025) ha parzialmente annullato la precedente mappatura. Il rapporto ARPA 2025 esclude un inquinamento diffuso; tuttavia non sono ancora pubblici i risultati dell’individuazione degli inquinanti.

Nel frattempo avanzano progetti di ampliamento di siti per la produzione di armamenti, una diffusione incontrollata di impianti fotovoltaici e nuovi progetti per il biometano, spesso con evidenti profili speculativi. Restano inoltre conclamate le criticità legate alla qualità dell’aria, con Frosinone maglia nera per sforamenti nel biennio 2024-2025.

E chi informa i cittadini sullo stato degli interventi, sui tempi e sulle risorse effettivamente impiegate per la bonifica?

Senza un confronto pubblico costante, la Valle del Sacco non diventerà una priorità strutturale dell’azione amministrativa.

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04/07/25

Esplosione devastante in un distributore di GPL a Roma.

  


A Frosinone, un anno fa, è stato scongiurato il potenziale analogo rischio legato al biodigestore, grazie alla mobilitazione dei cittadini.

Il 4 luglio la violenta esplosione di un distributore di GPL ha colpito il quartiere Prenestino a Roma, in via dei Gordiani, L’incidente, avvenuto durante le operazioni di scarico del gas a causa presumibilmente di una perdita, ha provocato almeno 45 feriti, di cui due in gravi condizioni, e danni significativi agli edifici circostanti. Circa 200 persone sono state evacuate.

Un episodio drammatico che riporta l’attenzione sul tema della sicurezza e sulla necessità di una pianificazione attenta, soprattutto quando si parla di impianti industriali in aree urbane.

A Frosinone, esattamente un anno fa, il 10 luglio 2024, è stato ufficialmente archiviato il progetto per la realizzazione di un biodigestore nella zona di Selva dei Muli. Si trattava di un impianto da oltre 50.000 tonnellate l’anno di FORSU (frazione organica dei rifiuti solidi urbani), con una produzione stimata di oltre 4 milioni di metri cubi di biogas e uno stoccaggio previsto di oltre 5.000 m³, in un’area a pochi passi da scuole, abitazioni e stabilimenti soggetti alla Direttiva Seveso III.

Il Comitato Tecnico Regionale (CTR) dei Vigili del Fuoco aveva evidenziato, già nel corso del procedimento, gravi criticità nella gestione del rischio e nella pianificazione territoriale da parte del Comune di Frosinone: mancava l’Elaborato Tecnico sul Rischio di Incidente Rilevante (ERIR), documento obbligatorio, e non era stato espresso alcun parere sulla compatibilità territoriale dell’impianto. Nonostante le sollecitazioni, l’amministrazione comunale non ha fornito alcun parere tecnico strutturato.

Il Comitato No biodigestori a Frosinone - Valle del Sacco ha lavorato con determinazione per portare alla luce queste problematiche, pubblicando già nel luglio 2023 il parere del CTR, partecipando ai tavoli tecnici in Regione e informando puntualmente la cittadinanza. Grazie alla mobilitazione civica il progetto è stato fermato.

L’archiviazione del biodigestore non è stata un evento casuale, ma il risultato di un’azione collettiva fondata su dati, documenti ufficiali e una forte volontà di tutela del territorio. Una vittoria che dimostra quanto l’impegno dei cittadini possa incidere concretamente sulle scelte che riguardano la sicurezza e la salute pubblica.

Il Comitato No biodigestori a Frosinone - Valle del Sacco ribadisce oggi, alla luce di quanto accaduto a Roma, che i rischi connessi a certi impianti non sono ipotesi astratte.

Avevamo ragione a opporci e continueremo a vigilare.

10/04/25

💣"NO ALLA PRIMA FABBRICA DI ARMI PER RE-ARM EUROPE"🔥 Mobilitazione di Mamme da Nord a Sud.

 

"NO ALLA PRIMA FABBRICA DI ARMI PER
RE-ARM EUROPE"


+++ La Rete Mamme da Nord a Sud lancia un appello all’adesione e alla mobilitazione contro la nuova fabbrica di esplosivi nel Lazio e contro la militarizzazione dell’Europa +++

Le fabbriche di morte finanziate con fondi pubblici dalla Commissione europea rischiano di diventare presto realtà: apprendiamo con sgomento che la ex Simmel Difesa, oggi Knds (gruppo franco-tedesco, con una capacità produttiva unica nel mercato europeo ed un fatturato superiore ai 3 miliardi di €), ha presentato un progetto per produrre nitro gelatina e polveri di lancio per proiettili ad uso militare nello stabilimento ex Winchester di Anagni (dove paradossalmente oggi si provvede al disinnesco dei proiettili scaduti).
Nel SIN valle del Sacco, zona altamente inquinata dai veleni del passato, mai bonificata e senza adeguate strutture ospedaliere pubbliche, si progetta l’ampliamento di un impianto insalubre con l’installazione di 11 edifici per potenziare la filiera delle armi, aumentando il rischio di incidenti rilevanti e raddoppiando i punti emissivi.
Knds dispone a Colleferro di uno dei più importanti stabilimenti per il caricamento, per la produzione e per i test di munizioni e bombe. Con la nuova linea produttiva della vicina sede di Anagni la società arriverà a fabbricare fino a 3 tonnellate di esplosivo ogni giorno, con una produzione stimata di 150 kg di nitro gelatina l’ora.
Dopo il varo dei programmi europei e la visita allo stabilimento di Colleferro del Commissario Thierry Breton nel 2023 al gruppo è stato letteralmente chiesto di pianificate l’incremento della sua produzione per missili e proiettili di artiglieria con cui riempire gli arsenali.
Il progetto per la nitro gelatina ad Anagni è funzionale a questo scopo e sta rispettando i tempi del cronoprogramma anche grazie a un finanziamento comunitario di 41 milioni di €. Anche se varato nel 2023 il programma di rilancio della produzione di proiettili d'artiglieria fa parte integrante del processo più generale di riarmo promosso negli ultimi mesi dalla Commissione EU.
La corsa agli armamenti è il male del secolo e l’UE vuole rilanciare l’industria e il commercio bellico a discapito delle spese sociali: quante strutture, beni e servizi sanitari si possono dare ai cittadini con 41 milioni di €? “Una fregata multiruolo europea vale lo stipendio di 10.662 medici all’anno; un caccia F-35 equivale a 3.244 posti letto di terapia intensiva; un sottomarino nucleare Virginia costa quanto 9.180 ambulanze.”
Dopo un lungo insistente martellamento mediatico il 4 marzo 2025 la Presidente della Commissione europea, Ursula von der Leyen, ha annunciato il ReArm Europe, un investimento militare da 800 miliardi di €, indebitando i Paesi, invece di promuovere azioni per interrompere l’invio di armi nei diversi teatri di guerra e per contrastare le drammatiche sfide sociali e climatiche del nostro tempo.
A quali vere esigenze risponde il ReArm, se ogni grande conflitto nella storia è stato sempre preceduto da ingenti investimenti bellici? Di continuare le stragi a Gaza e Cisgiordania, in tutto il Medio Oriente, in Sudan, Congo, Ucraina, Yemen e in nuovi futuri scenari?
Come mamme da nord a sud diciamo con forza che non vogliamo più fabbriche di morte! Non ad Anagni e a Colleferro, né altrove.
Ci opponiamo al “sistema guerra”, ad ogni riarmo, alla propaganda bellicistica, che ha accompagnato il ReArm Europe, ed al clima di paura che si vuole diffondere nell’opinione pubblica.
I giovani di ogni nazione e bandiera sono doni non carne da cannoni. Non vogliamo che con quella polvere da sparo siano armati cannoni, dilaniati giovani corpi, bambini, spezzate speranze, distrutte città, avvelenati i territori, dove mancano ospedali, bonifiche, scuole.
Denunciamo e non accettiamo le ingerenze di militari e propaganda di guerra nelle scuole per preparare i nostri figli a diventare cinici soldati domani: vogliamo scuole e università che insegnino pace, collaborazione e convivenza in questo mondo devastato.
Le politiche di riarmo sono un fatto nazionale: facciamo appello ai parlamentari, alla Regione Lazio, all’Amministrazione Provinciale di Frosinone e ai Comuni di Anagni e Colleferro per fermare il progetto.
Lanciamo un appello di adesione e di mobilitazione a tutte le organizzazioni pacifiste: basta fabbriche di armi! Se non fermiamo questo progetto, lasceremo spazio ad un paese sempre più militarizzato, che sperpera soldi, sacrifica ogni forma di vita e devasta l'unico mondo che abbiamo.

NO ALLE FABBRICHE DI MORTE E AI SIGNORI DELLA GUERRA!
SI ALL’ECONOMIA E ALLA FINANZA DI PACE E AD UN PROGRAMMA CONDIVISO PER SOSTENERE IL DISARMO

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👉Mamme da Nord a Sud, CONTRO OGNI GUERRA, stanno promuovendo un accorato appello CONTRO LA FABBRICA DI ARMI e LA PRODUZIONE DI NITROGELATINA negli stabilimenti di Colleferro ed Anagni.

Segnala la tua disponibilità alla protesta, inviando una mail a:


scrivendo: "ADERISCO alla PROTESTA NO ALLE FABBRICHE DI MORTE NE’ QUI NE’ALTROVE.”



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20/03/25

Termovalorizzatore di San Vittore del Lazio: OK della Soprintendenza per la quarta linea.

 


Revocato il fermo lavori della 4^ linea dell’inceneritore di Acea Ambiente a San Vittore del Lazio.

La notizia non ci coglie di sorpresa, perché la Regione Lazio, con un piano rifiuti 2020-2025 ormai in scadenza, ha mantenuto la stessa vecchia strategia di smaltimento – inceneritori e discariche – puntando su nuova impiantistica: potenziamento di San Vittore e un nuovo inceneritore ad Albano per bruciare la monnezza di Roma e non solo, proprio in una fase in cui il nostro Paese avrebbe invece urgente bisogno di recuperare materie prime anziché distruggerle.

Apprendiamo infatti che riprenderanno i lavori per la realizzazione della 4^ linea dell’impianto di proprietà di Acea.

Il 18 marzo la Soprintendenza archeologica di Frosinone e Latina ha notificato il provvedimento di revoca del fermo dei lavori, con alcune prescrizioni. 

La decisione è stata presa in quanto “non sono emersi indizi concreti e incontrovertibili di danneggiamenti dovuti agli scassi, palificazioni e altri lavori di scavo sinora effettuati nell’area della quarta linea”.

Nel frattempo, le (insufficienti e non sempre efficienti) centraline di monitoraggio di Arpa Lazio hanno certificato che i livelli di polveri sottili nei primi 80 giorni dell’anno, in un’area che comprende la Valle del Sacco e oltre, da Colleferro fino a San Vittore, passando per Frosinone, Ceccano e Cassino, sono fuori controllo. 

Alcune centraline hanno già superato i limiti annuali imposti per le PM10. Non è questo che ci “chiede” l’Europa.

Considerando l’immobilismo delle amministrazioni locali e le autorizzazioni  per la messa in esercizio di nuovi impianti ad alto impatto ambientale da parte della Regione Lazio è facile prevedere che il 2025 regalerà, per il terzo anno consecutivo, agli abitanti della provincia di Frosinone il “privilegio” di vivere nella zona più inquinata d’Italia, in una delle aree più compromesse d’Europa.






IL CAVALLO DI TROIA DEL SIN: Temiamo i doni della Regione Lazio.

  Apprendiamo dal TGTRE del 25/06/2026 La reazione del Coordinamento di Comitati, Associazioni e Blog   che hanno sottoscritto il seguente ...