13/02/26

Valle del Sacco: quando il territorio è difeso solo dai cittadini

 A difesa della verità

Valle del Sacco: tre biodigestori emblematici.

Quando il territorio è difeso solo dai cittadini


La notizia “bomba” è la rinuncia del Comune di Anagni di ricorrere al TAR contro il biodigestore. Una scelta che si affianca a quella del Comune di Paliano, che ha deciso di non opporsi all’impianto di biometano davanti al Consiglio di Stato. E poi c’è Artena, dove l’impianto è già autorizzato e il Comune ha di fatto abbandonato la partita.

Questi non sono gli unici impianti della Valle del Sacco, ma sono emblematici: raccontano che la tutela del territorio, dell’ambiente e dei diritti di uomini, animali e piante non viene garantita dalle Amministrazioni locali, sollecite nelle nobili dichiarazioni di principio, riservate nel sostegno agli investitori, ma da cittadini e comitati, che se ne fanno carico, spesso con mezzi e risorse limitatissime.

Greenwashing, Colleferro style

In un contesto dove la Valle del Sacco si qualifica sempre più come distretto dei rifiuti, della logistica e delle armi, il caso di Colleferro è ancora più emblematico. Città che storicamente ha pagato il prezzo più alto dell’industrializzazione del territorio, oggi si trova al centro di una contraddizione stridente tra retorica ambientalista e prassi amministrativa.

In attesa eterna della bonifica, Colleferro potrebbe — almeno sulla carta — giocare un ruolo guida nella riqualificazione del territorio, se la promessa svolta ecologica non fosse diventata aria tossica. Il Comune continua sereno a rivendicare una guida amministrativa ispirata alla difesa dell’ambiente, ma nel frattempo, intorno, fiorisce una narrazione creativa che ha ormai superato la realtà.

Le varianti urbanistiche diventano un bene comune, la mancanza di trasparenza una licenza poetica, una “malainterpretazione”. I cavidotti e le servitù coattive sono occasioni d’oro per i proprietari, accontentati con eleganti mance travestite da compensazioni. Le bonifiche sono investimenti eterni, l’inquinamento lo si affronta con slogan, convegni e qualche post sui social. I poli logistici sono superati: oggi l’innovazione si chiama datacenter green, con ventole ecologiche, ecosostenibili e consumi energetici e idrici da festival. E poi c’è il rilancio economico: dopo oltre 110 anni, Colleferro tornerà ai vecchi fasti grazie all’industria pesante degli armamenti, in santa alleanza con Anagni, e con il buon vecchio cementificio. L’acciaio e il cemento non tradiscono mai e hanno sempre sfamato — e avvelenato — la Valle del Sacco.

Cresce il distretto dei rifiuti: disinformazione e controinformazione

L’elusivo atteggiamento delle Amministrazioni si inserisce in un panorama ambientalista frammentato, dove spesso la battaglia per la tutela della salute e dell’ambiente viene indebolita da dinamiche interne, ambiguità e protagonismi.

Alcuni soggetti vicini alle Amministrazioni comunali filtrano le informazioni, le trattengono, coltivano il proprio spazio di visibilità e, talvolta, assumono atteggiamenti di sostanziale tolleranza verso l’altra parte. Il problema maggiore è la controinformazione che ne deriva: una narrazione viziata, parziale, spesso in contraddizione con gli atti ufficiali dei procedimenti.

L’ansia di protagonismo e il perseguimento di obiettivi personali finiscono per distorcere la realtà di chi in incontri pubblici si attribuisce meriti e risultati che non gli spettano su questioni che sono state semplicemente archiviate e mai concretamente affrontate. Il punto non è il “distintivo”: se lo vogliono, possiamo anche concederglielo. Il vero danno è la confusione che alimentano e la sfiducia che si insinua tra i cittadini, elementi che finiscono per agevolare l’avanzare incontrastato di investitori in cerca di speculazioni.

Il caso Frosinone: quando la rete fa la differenza

In questa casistica rientra la vicenda del biodigestore previsto a Frosinone nel 2019, dove siamo riusciti a costruire un fronte di opposizione ampio, organizzato e determinato, capace di coinvolgere anche realtà extraregionali: una vera e propria rete nazionale dei territori, che ci ha affiancato per circa quattro anni senza mai venire meno.

Abbiamo seguito ogni fase del procedimento e fatto sì che la nostra battaglia diventasse una battaglia collettiva. Il progetto è stato infine archiviato nel 2024 al termine di una seduta della Conferenza di Servizi dai toni drammatici, grazie al ruolo determinante della Provincia di Frosinone, l’unica Istituzione che ha realmente interloquito con i comitati, promotori di osservazioni e criticità. È stata anche l’unica in grado di analizzare in modo puntuale il progetto della Maestrale e l’intero iter procedurale, mentre il Comune è intervenuto in modo timido, marginale e discontinuo.

Il caso di Frosinone ha dimostrato una cosa fondamentale: avevamo ragione fin dall’inizio e abbiamo fatto bene a non arrenderci, nonostante le enormi difficoltà, confermando che un altro modo di operare è possibile: condividere le informazioni, lavorare in rete, mettere il bene collettivo davanti a qualsiasi interesse personale. È l’unico modo per costruire una reale opposizione civica, senza altri fini se non il bene comune.

 

 Il coordinamento di:

 

Frosinone, 13 febbraio 2026


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I contributi della stampa:


- CasilinaNews.it

“Valle del Sacco: tre biodigestori emblematici”: il comunicato stampa dei comitati locali


- Unoetre.it

Quando il territorio è difeso solo dai cittadini


- Anagnia.com

Valle del Sacco, tre biodigestori e una verità scomoda: quando i Comuni arretrano e i cittadini resistono


- laspunta.it

Biodigestori Valle del Sacco, i Comitati attaccano: “Territorio difeso solo dai cittadini”



04/07/25

Esplosione devastante in un distributore di GPL a Roma.

  


A Frosinone, un anno fa, è stato scongiurato il potenziale analogo rischio legato al biodigestore, grazie alla mobilitazione dei cittadini.

Il 4 luglio la violenta esplosione di un distributore di GPL ha colpito il quartiere Prenestino a Roma, in via dei Gordiani, L’incidente, avvenuto durante le operazioni di scarico del gas a causa presumibilmente di una perdita, ha provocato almeno 45 feriti, di cui due in gravi condizioni, e danni significativi agli edifici circostanti. Circa 200 persone sono state evacuate.

Un episodio drammatico che riporta l’attenzione sul tema della sicurezza e sulla necessità di una pianificazione attenta, soprattutto quando si parla di impianti industriali in aree urbane.

A Frosinone, esattamente un anno fa, il 10 luglio 2024, è stato ufficialmente archiviato il progetto per la realizzazione di un biodigestore nella zona di Selva dei Muli. Si trattava di un impianto da oltre 50.000 tonnellate l’anno di FORSU (frazione organica dei rifiuti solidi urbani), con una produzione stimata di oltre 4 milioni di metri cubi di biogas e uno stoccaggio previsto di oltre 5.000 m³, in un’area a pochi passi da scuole, abitazioni e stabilimenti soggetti alla Direttiva Seveso III.

Il Comitato Tecnico Regionale (CTR) dei Vigili del Fuoco aveva evidenziato, già nel corso del procedimento, gravi criticità nella gestione del rischio e nella pianificazione territoriale da parte del Comune di Frosinone: mancava l’Elaborato Tecnico sul Rischio di Incidente Rilevante (ERIR), documento obbligatorio, e non era stato espresso alcun parere sulla compatibilità territoriale dell’impianto. Nonostante le sollecitazioni, l’amministrazione comunale non ha fornito alcun parere tecnico strutturato.

Il Comitato No biodigestori a Frosinone - Valle del Sacco ha lavorato con determinazione per portare alla luce queste problematiche, pubblicando già nel luglio 2023 il parere del CTR, partecipando ai tavoli tecnici in Regione e informando puntualmente la cittadinanza. Grazie alla mobilitazione civica il progetto è stato fermato.

L’archiviazione del biodigestore non è stata un evento casuale, ma il risultato di un’azione collettiva fondata su dati, documenti ufficiali e una forte volontà di tutela del territorio. Una vittoria che dimostra quanto l’impegno dei cittadini possa incidere concretamente sulle scelte che riguardano la sicurezza e la salute pubblica.

Il Comitato No biodigestori a Frosinone - Valle del Sacco ribadisce oggi, alla luce di quanto accaduto a Roma, che i rischi connessi a certi impianti non sono ipotesi astratte.

Avevamo ragione a opporci e continueremo a vigilare.

10/04/25

💣"NO ALLA PRIMA FABBRICA DI ARMI PER RE-ARM EUROPE"🔥 Mobilitazione di Mamme da Nord a Sud.

 

"NO ALLA PRIMA FABBRICA DI ARMI PER
RE-ARM EUROPE"


+++ La Rete Mamme da Nord a Sud lancia un appello all’adesione e alla mobilitazione contro la nuova fabbrica di esplosivi nel Lazio e contro la militarizzazione dell’Europa +++

Le fabbriche di morte finanziate con fondi pubblici dalla Commissione europea rischiano di diventare presto realtà: apprendiamo con sgomento che la ex Simmel Difesa, oggi Knds (gruppo franco-tedesco, con una capacità produttiva unica nel mercato europeo ed un fatturato superiore ai 3 miliardi di €), ha presentato un progetto per produrre nitro gelatina e polveri di lancio per proiettili ad uso militare nello stabilimento ex Winchester di Anagni (dove paradossalmente oggi si provvede al disinnesco dei proiettili scaduti).
Nel SIN valle del Sacco, zona altamente inquinata dai veleni del passato, mai bonificata e senza adeguate strutture ospedaliere pubbliche, si progetta l’ampliamento di un impianto insalubre con l’installazione di 11 edifici per potenziare la filiera delle armi, aumentando il rischio di incidenti rilevanti e raddoppiando i punti emissivi.
Knds dispone a Colleferro di uno dei più importanti stabilimenti per il caricamento, per la produzione e per i test di munizioni e bombe. Con la nuova linea produttiva della vicina sede di Anagni la società arriverà a fabbricare fino a 3 tonnellate di esplosivo ogni giorno, con una produzione stimata di 150 kg di nitro gelatina l’ora.
Dopo il varo dei programmi europei e la visita allo stabilimento di Colleferro del Commissario Thierry Breton nel 2023 al gruppo è stato letteralmente chiesto di pianificate l’incremento della sua produzione per missili e proiettili di artiglieria con cui riempire gli arsenali.
Il progetto per la nitro gelatina ad Anagni è funzionale a questo scopo e sta rispettando i tempi del cronoprogramma anche grazie a un finanziamento comunitario di 41 milioni di €. Anche se varato nel 2023 il programma di rilancio della produzione di proiettili d'artiglieria fa parte integrante del processo più generale di riarmo promosso negli ultimi mesi dalla Commissione EU.
La corsa agli armamenti è il male del secolo e l’UE vuole rilanciare l’industria e il commercio bellico a discapito delle spese sociali: quante strutture, beni e servizi sanitari si possono dare ai cittadini con 41 milioni di €? “Una fregata multiruolo europea vale lo stipendio di 10.662 medici all’anno; un caccia F-35 equivale a 3.244 posti letto di terapia intensiva; un sottomarino nucleare Virginia costa quanto 9.180 ambulanze.”
Dopo un lungo insistente martellamento mediatico il 4 marzo 2025 la Presidente della Commissione europea, Ursula von der Leyen, ha annunciato il ReArm Europe, un investimento militare da 800 miliardi di €, indebitando i Paesi, invece di promuovere azioni per interrompere l’invio di armi nei diversi teatri di guerra e per contrastare le drammatiche sfide sociali e climatiche del nostro tempo.
A quali vere esigenze risponde il ReArm, se ogni grande conflitto nella storia è stato sempre preceduto da ingenti investimenti bellici? Di continuare le stragi a Gaza e Cisgiordania, in tutto il Medio Oriente, in Sudan, Congo, Ucraina, Yemen e in nuovi futuri scenari?
Come mamme da nord a sud diciamo con forza che non vogliamo più fabbriche di morte! Non ad Anagni e a Colleferro, né altrove.
Ci opponiamo al “sistema guerra”, ad ogni riarmo, alla propaganda bellicistica, che ha accompagnato il ReArm Europe, ed al clima di paura che si vuole diffondere nell’opinione pubblica.
I giovani di ogni nazione e bandiera sono doni non carne da cannoni. Non vogliamo che con quella polvere da sparo siano armati cannoni, dilaniati giovani corpi, bambini, spezzate speranze, distrutte città, avvelenati i territori, dove mancano ospedali, bonifiche, scuole.
Denunciamo e non accettiamo le ingerenze di militari e propaganda di guerra nelle scuole per preparare i nostri figli a diventare cinici soldati domani: vogliamo scuole e università che insegnino pace, collaborazione e convivenza in questo mondo devastato.
Le politiche di riarmo sono un fatto nazionale: facciamo appello ai parlamentari, alla Regione Lazio, all’Amministrazione Provinciale di Frosinone e ai Comuni di Anagni e Colleferro per fermare il progetto.
Lanciamo un appello di adesione e di mobilitazione a tutte le organizzazioni pacifiste: basta fabbriche di armi! Se non fermiamo questo progetto, lasceremo spazio ad un paese sempre più militarizzato, che sperpera soldi, sacrifica ogni forma di vita e devasta l'unico mondo che abbiamo.

NO ALLE FABBRICHE DI MORTE E AI SIGNORI DELLA GUERRA!
SI ALL’ECONOMIA E ALLA FINANZA DI PACE E AD UN PROGRAMMA CONDIVISO PER SOSTENERE IL DISARMO

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👉Mamme da Nord a Sud, CONTRO OGNI GUERRA, stanno promuovendo un accorato appello CONTRO LA FABBRICA DI ARMI e LA PRODUZIONE DI NITROGELATINA negli stabilimenti di Colleferro ed Anagni.

Segnala la tua disponibilità alla protesta, inviando una mail a:


scrivendo: "ADERISCO alla PROTESTA NO ALLE FABBRICHE DI MORTE NE’ QUI NE’ALTROVE.”



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20/03/25

Termovalorizzatore di San Vittore del Lazio: OK della Soprintendenza per la quarta linea.

 


Revocato il fermo lavori della 4^ linea dell’inceneritore di Acea Ambiente a San Vittore del Lazio.

La notizia non ci coglie di sorpresa, perché la Regione Lazio, con un piano rifiuti 2020-2025 ormai in scadenza, ha mantenuto la stessa vecchia strategia di smaltimento – inceneritori e discariche – puntando su nuova impiantistica: potenziamento di San Vittore e un nuovo inceneritore ad Albano per bruciare la monnezza di Roma e non solo, proprio in una fase in cui il nostro Paese avrebbe invece urgente bisogno di recuperare materie prime anziché distruggerle.

Apprendiamo infatti che riprenderanno i lavori per la realizzazione della 4^ linea dell’impianto di proprietà di Acea.

Il 18 marzo la Soprintendenza archeologica di Frosinone e Latina ha notificato il provvedimento di revoca del fermo dei lavori, con alcune prescrizioni. 

La decisione è stata presa in quanto “non sono emersi indizi concreti e incontrovertibili di danneggiamenti dovuti agli scassi, palificazioni e altri lavori di scavo sinora effettuati nell’area della quarta linea”.

Nel frattempo, le (insufficienti e non sempre efficienti) centraline di monitoraggio di Arpa Lazio hanno certificato che i livelli di polveri sottili nei primi 80 giorni dell’anno, in un’area che comprende la Valle del Sacco e oltre, da Colleferro fino a San Vittore, passando per Frosinone, Ceccano e Cassino, sono fuori controllo. 

Alcune centraline hanno già superato i limiti annuali imposti per le PM10. Non è questo che ci “chiede” l’Europa.

Considerando l’immobilismo delle amministrazioni locali e le autorizzazioni  per la messa in esercizio di nuovi impianti ad alto impatto ambientale da parte della Regione Lazio è facile prevedere che il 2025 regalerà, per il terzo anno consecutivo, agli abitanti della provincia di Frosinone il “privilegio” di vivere nella zona più inquinata d’Italia, in una delle aree più compromesse d’Europa.






06/02/25

#Smog: Emergenza Senza Fine nella Valle del Sacco

 #Smog: 

Emergenza Senza Fine nella Valle del Sacco

A due anni dall’insediamento dell’attuale amministrazione, Frosinone mantiene, per il secondo anno consecutivo, il primato negativo di città con il più alto livello di polveri sottili in Italia.

Il grafico che segue, (Fonte Innovhub – Stazioni Sperimentali)



mostra un confronto delle emissioni di vari combustibili (espresso in g/GJ, grammi per gigajoule), evidenziando come:

-         Il gasolio da riscaldamento emetta polveri sottili 2,5 volte più del metano;

-         La legna ne emetta oltre 6.000 volte più del metano;

-         Il pellet A1, usato in stufe di alta gamma, emetta circa 600 volte più, mentre in stufe di bassa gamma la cifra arriva a 1.000 volte di più;

-         Il pellet di tipo A2, utilizzato in stufe a bassa gamma, porta a un incremento delle emissioni fino a 2.100 volte di più rispetto al metano.

Inoltre, secondo fonti ufficiali (ISPRA), il traffico veicolare ha un impatto relativamente limitato nella formazione di PM primario e secondario (vedi l’immagine che segue), rispetto al riscaldamento.



È quindi cruciale affrontare in modo sistematico tutte le principali fonti di inquinamento per ridurre le emissioni complessive e migliorare la qualità dell’aria.

Cosa sta facendo l'Amministrazione per contrastare l'inquinamento, che sta causando gravi problemi di salute nella popolazione, come evidenziato dal progetto Indaco, l'indagine epidemiologica condotta da DEP Lazio?

L’intenzione di ridurre il numero di auto in città (cit. sindaco Mastrangeli),



è una proposta che potrebbe rivelarsi utile, ma deve andare di pari passo con il controllo delle fonti di inquinamento più rilevanti, come i sistemi di riscaldamento pubblici e privati.

L’Amministrazione deve attivare controlli e verifiche tecniche, coinvolgendo anche gli organi consiliari e le commissioni competenti in materia. Solo con un intervento congiunto di misure tecniche e scelte politiche mirate sarà possibile affrontare seriamente le problematiche ambientali che finora sono state troppo spesso trascurate. Bisogna proporre ricerca di incentivi, per far sì che le vecchie caldaie a legna e pellet possano essere sostituite con nuove pompe di calore, meno impattanti sull'ambiente. Per concludere, non è sufficiente ed appagante aver sostituito le vecchie caldaie a gasolio di competenza del Comune ma, occorre indurre anche la Provincia ed altri, a sostituire quelle di propria competenza.

Frosinone 26 Gennaio 2025


Il coordinamento di:

- Comitato No Biodigestore a Frosinone – Valle del Sacco

- Comitato residenti Colleferro

- Cittadini della Valle del Sacco Sgurgola - Anagni

- Blog Frosinone Bella e Brutta

Valle del Sacco: quando il territorio è difeso solo dai cittadini

  A difesa della verità Valle del Sacco: tre biodigestori emblematici. Quando il territorio è difeso solo dai cittadini La notizia “bomba...