10/03/24

Richiesta Monitoraggio urgente di PM2.5 allo Scalo

Richiesta monitoraggio ARPA delle PM2.5 per Frosinone Scalo: Un appello alle istituzioni e residenti dello Scalo.



 Alla cortese attenzione di:

-         Sig. Sindaco Mastrangeli, in qualità di massima autorità sanitaria locale;

-         Commissione Sanità;

-         Giunta Comunale di Frosinone;

e, p.c. Cittadini tutti ed in particolare ai residenti dello Scalo.

 

L'Organizzazione Mondiale della Sanità (OMS), autorità delle Nazioni Unite, incaricata di gestire e coordinare il settore della salute, riconosce nell’inquinamento atmosferico e le PM2.5 in particolare, tra i più gravi fattori di rischio ambientale per la salute umana, causa di ictus, cancro ai polmoni, malattie respiratorie croniche ed acute. Essa elabora e produce le linee guida per la qualità dell’aria che raccomandano limiti di esposizione ai principali inquinanti atmosferici. Nel 2005, l'OMS stabiliva, a protezione della salute umana, un limite del valore medio annuo del particolato fine di 10µg/m3 per le PM2.5. Tuttavia, nel 2021, a seguito di nuovi studi e ulteriori prove scientifiche raccolte sulla pericolosità e sui rischi associati a questo inquinante, ha ridotto il valore di soglia raccomandato riducendolo a 5µg/m3.


La legislazione italiana in linea con gli standard imposti dalla direttiva europea sulla qualità dell'aria, ha fissato il limite del valore medio annuo del PM2.5 a 25µg/m3, notevolmente superiore a quello raccomandato dall’OMS. Tuttavia, di recente, l’Unione Europea ha adottato limiti più stringenti riducendo il valore limite medio annuo, da 25 a 10µg/m3 che è molto più vicino alle indicazioni dell’OMS. La Commissione Europea riconosce altresì il diritto dei cittadini europei ad essere informati e ad essere risarciti in caso di danni alla salute causati da violazioni degli standard sulla qualità dell'aria. L’accordo UE sulla nuova direttiva per la qualità dell’aria è stata definita una buona notizia per un Paese come l’Italia che conta 47mila decessi prematuri all’anno per il PM2.5 su un totale europeo di 253mila.

Nel 2023 Frosinone è stata una città da primato, guadagnando la prima posizione nella classifica italiana per la peggiore qualità dell’aria. In città ci sono due stazioni di rilevamento Arpa delle polveri sottili, una in Viale Mazzini e l'altra a Frosinone Scalo. Tuttavia quest’ultima, quella che segnando 70 giorni di sforamenti delle PM10, pari al doppio del limite consentito, ci ha fatto guadagnare il podio, non misura il PM2.5 che è considerato il più pericoloso non solo dall'OMS, ma anche dall'Agenzia Europea dell'Ambiente, che lo definisce “la sostanza inquinante più dannosa per la nostra salute”.

Sulla scorta dei valori del PM2.5 rilevati della centralina ARPA di Viale Mazzini e considerando la pericolosità che viene attribuita a questo inquinante, la letteratura scientifica riconosce una stretta correlazione tra la presenza di PM10 e PM2.5, per cui non si può non essere preoccupati e dormire sonni tranquilli.


Considerando i valori medi delle PM10 misurati da Arpa a Frosinone Scalo, più elevati, rispetto a quelli di Viale Mazzini, si può dedurre che allo Scalo anche le PM2.5, sebbene non monitorate, siano ancora più elevate. Da stime che abbiamo ricavato su dati ARPA, si potrebbe dedurre, in un confronto proporzionale tra le PM10 di viale Mazzini e quelle di Scalo, che il valore medio annuo di PM2.5 allo Scalo sia pari a 21 µg/m3. Ma il dato reale ed ufficiale, per mancanza dello strumento di misurazione, non è disponibile e potrebbe essere persino peggiore ma non ci è dato saperlo.


Riteniamo che, in futuro, solo un campionatore ARPA del particolato fine PM2.5 installato nella centralina di rilevamento di via Puccini potrà fornire dati certi. È diritto dei cittadini, a propria tutela, sulla qualità dell’aria che respirano, come ribadisce anche la nuova direttiva europea, essere informati e consapevoli. Non è solo il biodigestore che ci preoccupa, ma anche l'effetto che potrebbe avere sulle polveri sottili. Se l’impianto venisse malauguratamente approvato, ciò porterebbe un aggravio del traffico sulla SR156 con il passaggio, per 312 giorni l’anno, di mezzi pesanti, pari a 6.492 viaggi anno, nel tratto via Valle Fioretta/via Selvotta, a meno di 400 metri dalla centralina ARPA di Frosinone Scalo. Siamo consapevoli della presenza di numerosi plessi scolastici nella stessa zona, inclusa Corso Lazio, dove bambini e ragazzi trascorrono gran parte del loro tempo ogni giorno. I residenti sono a conoscenza del progetto?

Abbiamo assistito ad una campagna elettorale con aspre polemiche sull’inquinamento e la salute. Non abbiamo ancora visto azioni concrete per il biodigestore. Ce ne aspettiamo adesso, per il monitoraggio della qualità dell’aria.

Chiediamo al Sindaco Mastrangeli, nella sua veste di massima autorità sanitaria locale, alla Commissione Sanità ed a tutta la Giunta Comunale di Frosinone di attivarsi con urgenza per ottenere dalla Regione Lazio, il rilevamento del PM2.5 a Frosinone Scalo.

Segnaliamo alla cittadinanza che, a tal proposito, è stata aperta una petizione su Change.org denominata “Chiediamo monitoraggio PM2.​5 allo Scalo” che vi invitiamo a sottoscrivere, utilizzando questo link: https://chng.it/yDGNqLD9Y8

Vi invitiamo a sostenere, tutti insieme questa causa. Potrebbe essere uno dei modi, per non restare nella cronaca nazionale, solo per evidenze negative.

 

Comitato No biodigestore a Frosinone - Valle del Sacco

 

Frosinone, 12 marzo 2024

 


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Qualche riflessione:


- Perché il sindaco, autorità sanitaria della città, non chiede il monitoraggio delle PM2.5 allo Scalo,  con centralina mobile provvisoria, come fanno in altri comuni?



- A Frosinone - Valle del Sacco, siamo al capolinea.
Non bisognerà più consentire alcun GENERATORE DI INQUINANTI ma combatterli. Chi non lo farà dovrà ritenersi complice, per non aver collaborato ad evitare morti e malati.

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04/03/24

Frosinone, lo smog fa male: effetti collaterali delle polveri sottili nella città più inquinata d’Italia

"Se il Comune di Frosinone volesse impedire veramente l’autorizzazione del biodigestore, proposto non per il bene del territorio, dovrebbe agire in modo trasparente"


Comunicato stampa 4 marzo 2024

Frosinone, lo smog fa male: effetti collaterali delle polveri sottili nella città più inquinata d’Italia


Non ci sorprende l’ulteriore sollecito dello scorso 7 febbraio 2024 della società Maestrale per l’ottenimento dell’autorizzazione alla costruzione di un biodigestore, in prossimità del quartiere Corso Lazio e Scalo per la produzione di biometano, derivante dal trattamento di 50.000 tonnellate l’anno di rifiuti umidi (FORSU).
Non ci sorprende affatto, visto che l’iter di valutazione di impatto ambientale (VIA) del progetto risulta ancora pendente, dal momento che né d’ufficio la Regione Lazio, né l’Amministrazione comunale Mastrangeli hanno presentato richiesta di archiviazione del procedimento, atto dovuto in quanto sono più che scaduti i termini di approvazione della VIA.
Per ragioni esattamente opposte a quelle della società, questo Coordinamento ha invece reiterato richiesta di archiviazione per ben tre volte, evidenziando inoltre ai cittadini che l’Amministrazione comunale ha di fatto rinunciato anche ad esprimere il parere di compatibilità territoriale dell’impianto. Un parere che è stato sollecitato dalla Regione Lazio fin dal luglio 2023, ovvero con un ampio margine di tempo concesso all’inadempiente Amministrazione comunale, che avrebbe potuto diversamente introdurre in atti elementi di precauzione e protezione dell’Ambiente, della Sicurezza e della Salute dei cittadini.
Sono interventi essenziali che, per ruoli, funzioni e competenze, spettano al Comune, soprattutto in un comune come Frosinone, che viceversa ha scalato senza tutele tutte le classifiche negative sulla qualità dell’aria.

Ed ecco così che l’approvazione del progetto, con carenza d’istruttoria e inadempienze della amministrazione comunale, si fa sempre più vicina.
Tale sventurata ipotesi troverebbe conferma nella prospettiva di voler avviare indagini conoscitive sullo stato di salute dei residenti “per acquisire i dati sanitari relativi il prima e il malaugurato dopo insediamento del biodigestore”.
L’indagine, volontaristica ed effettuata da soggetto privato, è irrilevante per il procedimento autorizzativo in corso e, in una confusione di ruoli e competenze, di nessun ausilio al corretto iter procedurale. A tal proposito giova invece evidenziare come di recente siano stati resi pubblici gli esiti – disastrosi ed allarmanti – del nuovo studio epidemiologico del programma regionale Eras Lazio sulla popolazione che vive vicino ad impianti di trattamento dei rifiuti. Anche questo terzo studio, nell’esaminare la situazione di 9 discariche laziali, non prende in considerazione quella di Frosinone. Al momento non conosciamo i motivi di tale esclusione e lo vorremmo sapere dall’Amministrazione comunale.
Del resto, come appena richiamato e più volte ribadito, innumerevoli studi ufficiali, condotti dal Ministero della Salute e dal Dipartimento di Epidemiologia della Regione Lazio, offrono risultati inequivocabili sulla condizione sanitaria della popolazione di Frosinone e solo i risultati del monitoraggio Arpa Lazio delle polveri sottili attestano la qualità dell’aria allo Scalo, che già senza l’incremento dato dall’impianto di cui trattasi “regala” a Frosinone il primato di città più inquinata d’Italia.
Prevale il convincimento che il Sindaco, in qualità di prima autorità sanitaria del territorio, e i consiglieri comunali, che condividono la responsabilità della salute dei concittadini, continuino a non occuparsene e a omettere di assumere gli atti dovuti per legge e compresi nel ruolo decisionale affidato loro dagli elettori. Tali azioni sono le sole in grado di influire sul destino del procedimento.
Se questa Amministrazione Comunale volesse impedire veramente l’autorizzazione del biodigestore, proposto certo non per il bene del nostro territorio, dovrebbe agire in modo trasparente, esercitando correttamente il proprio ruolo di responsabilità a tutela della cosa pubblica, senza cercare con inutili espedienti di “mettere la polvere sotto al tappeto”.
A Frosinone di polveri ce ne sono già a sufficienza.



- Coordinamento del Comitato NO biodigestore Frosinone – Valle del Sacco
- Comitato residenti Colleferro
- Cittadini della Valle del Sacco, Sgurgola-Anagni.


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20/02/24

MASTRANGELI NON FERMA IL BIODIGESTORE

 


MASTRANGELI NON FERMA IL BIODIGESTORE

Nel 2021, la precedente amministrazione del Comune di Frosinone scriveva: "Non si ritiene, in via preliminare, che si possa esprimere parere positivo rispetto alla localizzazione dell'impianto di produzione di biometano". Quella attuale mette la testa sotto la sabbia come lo struzzo e non si esprime sulla compatibilità territoriale dell’impianto di biodigestione, rischiando l'autorizzazione.

Frosinone: Aggiornamenti sull’impianto di biodigestione anaerobica della società Maestrale

Ancora una volta, il Comune di Frosinone, non risponde non solo ai cittadini riuniti nel Coordinamento No Biodigestori a Frosinone – Valle del Sacco, ma neanche ad uno dei soggetti pubblici partecipanti alla Conferenza di Servizi, il “tavolo” istituzionale competente ad acquisire atti e pareri per il rilascio delle autorizzazioni regionali.

Stiamo parlando dell’impianto di biodigestione previsto in Via Antonello da Messina 2, a Frosinone, in prossimità del casello autostradale, dove arriveranno 160 tonnellate di rifiuti umidi (FORSU) al giorno per 312 giorni/anno, contro le 16 tonnellate prodotte quotidianamente dai cittadini, con un via vai di Tir in entrata ed uscita, che faranno peggiorare ulteriormente i già pessimi dati sulla qualità dell’aria, soprattutto in zona Scalo.

Ma vediamo cosa è accaduto attraverso i vari passaggi.

Direttiva Seveso, rischio di incidente rilevante

A causa delle inadempienze del Comune di Frosinone, richiamate e sollecitate dal Comando Provinciale dei Vigili del Fuoco, fin da luglio 2023, ai fini dell’ottenimento dell’Autorizzazione Unica Provinciale e della S.C.I.A., in merito alla compatibilità dell’impianto, si è dovuto esprimere il Comitato Tecnico Regionale (CTR) dei VV.FF. per il Lazio, che ha rilasciato parere favorevole.  Il CTR inoltre ha rinnovato l’invito al Comune ad ottemperare a quanto previsto dalla normativa in merito all’Elaborato Tecnico Rischio di Incidente Rilevante (ERIR).

Nel Comune di Frosinone insistono 3 impianti soggetti a rischio di incidente rilevante. In questo caso, come ricorda il CTR dei Vigili del Fuoco della Regione, il Comune dovrebbe redigere l’Elaborato Tecnico Rischio di Incidente Rilevante (ERIR) che, oltre ad indicare all'esterno dello (o degli) stabilimento i pericoli in caso di evento, dovrebbe consentire il piano di intervento o di evacuazione in coordinamento con la Protezione civile. L’ERIR serve a stabilire quali nuovi impianti potrebbero essere incompatibili con quelli esistenti, che potrebbero aumentare la magnitudo dell'evento. Inoltre tale documento consente al Comune di esprimere il proprio parere di compatibilità e quindi di programmare e tutelare il territorio e le attività esistenti nel caso di nuovi progetti e quindi ridurre il pericolo, oltre all'inquinamento.

Il Comune di Frosinone invece, ha disatteso l’invito pervenuto dalle autorità competenti ed ha rinunciato ad esprimere il proprio parere sulla compatibilità territoriale dell’impianto: se lo avesse fatto avrebbe potuto introdurre elementi di cautela e di protezione dell’ambiente, della sicurezza e della salute dei cittadini, aspetti questi che sono stati completamente trascurati in quanto su essi il CTR non ha competenza.

Termini del procedimento scaduti

La Maestrale - che ha presentato nel 2019 il progetto per il trattamento di 50.000 tonnellate anno di frazione organica del rifiuto solido urbano – ha dato atto che i termini del procedimento di valutazione di impatto ambientale (VIA) sono ampiamente scaduti, cosa che abbiamo fatto presente per iscritto anche noi, per ben tre volte, alla Regione. Abbiamo rivolto la medesima istanza al Comune affinché intervenisse presso la Regione, senza sortire alcun risultato.

Lo scorso 7 febbraio la Società ha sollecitato nuovamente la Regione a convocare, entro 15 giorni, la seconda parte della terza Conferenza di servizi - la c.d. decisoria - ribadendo che in difetto avrebbe agito giudizialmente per la tutela dei propri interessi.

Ma nonostante l’istanza della Società e la nostra richiesta a Regione e Comune, entrambi gli Enti hanno volutamente ignorato la richiesta di archiviazione del procedimento di VIA per scadenza dei termini.

La politica dello struzzo

È da più di quattro anni che questo Coordinamento segue la Conferenza di servizi presentando osservazioni e informando i cittadini sulle criticità dei passaggi procedurali e sugli impatti negativi dal punto di vista ambientale, sanitario e sociale del progetto.

E mentre la politica pare essersene interessata solo in prossimità dell’ultima campagna elettorale, questo Coordinamento ha continuato a seguire l’iter amministrativo e ritiene che i cittadini possano “ringraziare” le ultime due Amministrazioni comunali per quanto non è stato fatto per contrastarlo seriamente.

La nuova maggioranza, che in Consiglio comunale non si è mai espressa sul biodigestore, adotta la politica dello struzzo, con l’intento di vanificare l’impegno politico assunto dal precedente Consiglio del 30 marzo 2022 – come risulta dal verbale di seduta - che, all’epoca, votò all’unanimità contro il biodigestore. Da allora ad oggi nessuna azione è stata adottata per fare chiarezza e nessuna parola contraria è stata pronunciata.

La politica del gambero

Esattamente tre anni fa, era il 20 Febbraio 2021, il Comune di Frosinone, in considerazione delle valutazioni emerse nel corso della riunione della Commissione Consiliare dell'Ambiente, aveva espresso un parere preliminare non favorevole proprio sull’area indicata dal proponente.

Sarebbe stata questa una occasione eccellente oltre che obbligatoria per il Comune di esprimere parere definitivo in termini trasparenti e coerenti a tali premesse, mantenendo fede a quanto più volte ribadito dall’attuale maggioranza durante una campagna elettorale che ha visto il tema biodigestore al centro di aspre polemiche.

Oggi la scelta tanto ponderata quanto scellerata dell’Ente di non rispondere alla richiesta di parere definitivo sulla compatibilità territoriale dell’impianto conferma i nostri timori: l’Amministrazione Mastrangeli non ha dato seguito agli impegni elettorali e non ha mostrato con atti la volontà di fermare l’impianto.

La Sua amministrazione può e deve mettere in campo tutte le azioni necessarie per evitare questo impianto fortemente impattante per la salute dei suoi concittadini e salvaguardare il diritto delle giovani generazioni a vivere in un ambiente salubre.

 

Coordinamento del Comitato NO biodigestore Frosinone - Valle del Sacco

Comitato residenti Colleferro

Cittadini della valle del Sacco Sgurgola-Anagni

 

Frosinone, 20 febbraio 2024

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Frosinone – “Mastrangeli non ferma il biodigestore”

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Comitati locali: “Mastrangeli non ferma il biodigestore”




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Biodigestore Frosinone, parere favorevole dal comitato tecnico regionale



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FROSINONE: IL SILENZIO DELL’AMMINISTRAZIONE SUL BIODIGESTORE


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LABRIOLALAB

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07/02/24

Idrogeno verde a Patrica: Stiamo attenti ai "FALSI" della transizione energetica che negano perfino ciò che è scritto !


#HeliosValley – Consiglio Comunale aperto a #Patrica
del 5 febbraio 2024


Come può il dottor Luca Parola, esponente della società Angie, non sapere cosa c’è scritto nell’Avviso di Manifestazione di Interesse del Consorzio Industriale del Lazio, per la nascita nell’area Consortile di Frosinone di una Hydrogen Valley che noi del Coordinamento #Nobiodigestori  invece abbiamo letto?

04/02/24

❓𝐏𝐑𝐎𝐆𝐄𝐓𝐓𝐎 𝐈𝐍𝐃𝐀𝐂𝐎❓

❓𝐏𝐑𝐎𝐆𝐄𝐓𝐓𝐎 𝐈𝐍𝐃𝐀𝐂𝐎❓
Il progetto INDACO, Indagini epidemiologiche SIN Valle del Sacco, è nato per analizzare lo stato di salute della popolazione residente nel SIN Valle del Sacco e la conduzione di studi epidemiologici per valutare gli effetti dei rischi ambientali presenti sul territorio. L'indagine è terminata ma 𝐢 𝐫𝐢𝐬𝐮𝐥𝐭𝐚𝐭𝐢 𝐝𝐞𝐥 𝐩𝐫𝐨𝐠𝐞𝐭𝐭𝐨???

𝐂𝐎𝐌𝐔𝐍𝐈𝐂𝐀𝐓𝐎
𝐀.𝐀.𝐀. 𝐃𝐀𝐓𝐈 𝐒𝐀𝐍𝐈𝐓𝐀𝐑𝐈 𝐄 𝐒𝐎𝐋𝐔𝐙𝐈𝐎𝐍𝐈 𝐂𝐄𝐑𝐂𝐀𝐒𝐈 𝐏𝐄𝐑 𝐋𝐀 𝐏𝐎𝐏𝐎𝐋𝐀𝐙𝐈𝐎𝐍𝐄 𝐃𝐄𝐋𝐋𝐀 𝐕𝐀𝐋𝐋𝐄 𝐃𝐄𝐋 𝐒𝐀𝐂𝐂𝐎

Mortalità, ospedalizzazioni in eccesso e infertilità maschile, peggiore di quella della Terra dei Fuochi. Nella valle del Sacco si parla solo di riperimetrazione del SIN senza dare informazioni, trasparenza e soluzioni, mentre la sanità locale tracolla.

 

Solo nell’aprile del 2022, dopo 7 anni, con il progetto INDACO è partita la nuova fase di sorveglianza epidemiologica dei cittadini a sostanze chimiche ed inquinanti, coordinata dal Dipartimento di epidemiologia del Sistema Sanitario Regionale del Lazio (DEP Lazio), dedicata alla popolazione residente nel Sito di Interesse Nazionale (SIN) valle del Sacco.

L’indagine epidemiologica era prevista dall’Accordo di Programma del marzo 2019, tra Ministero dell’Ambiente e Regione Lazio, per la messa in sicurezza e bonifica del SIN, insieme alle attività di caratterizzazione, da concludersi nel dicembre del 2023. Invece l’avvio dell’Accordo è slittato di altri 3 anni. Per il suo finanziamento sono stati stanziati 960 mila euro, nell’ambito di una spesa complessiva di 53 milioni e 600 mila euro.

 Nello scorso giugno il DEP Lazio, ha illustrato, prima a Frosinone e poi a Colleferro, in un incontro pubblico, il progetto INDACO, anticipando gli esiti iniziali del biomonitoraggio umano in corso e ipotizzando la pubblicazione delle prime analisi, condotte per 2 anni su un campione di 1.200 residenti nei 19 Comuni del SIN, alla fine di ottobre 2023.

Ad oggi constatiamo, nel silenzio degli Enti competenti, la mancanza di riscontri e per averne abbiamo scritto a DEP, chiedendo chiarimenti sulla ricerca e sulla data di presentazione dei risultati, che ci risulterebbero essere stati illustrati nella Commissione regionale Sanità nello scorso autunno. Al momento al DEP non è sembrato doveroso inviarci risposte.

 Il disastro ambientale del 2005

Lo stato di emergenza socio-economico-ambientale della valle del Sacco inizia nel 2005 con il ritrovamento di elevati livelli di beta-esaclorocicloesano (β-HCH) in campioni di latte crudo e su foraggi prelevati in alcune aziende agricole del comprensorio di Colleferro (Roma). Da quella data sono stati portati a termine 2 studi di biomonitoraggio umano della popolazione (2010-2013 e 2013-2015). Nell’ultimo, il DEP concludeva che: “La contaminazione del fiume Sacco rimane un disastro ambientale di proporzioni notevoli che ha comportato una contaminazione umana di sostanze organiche persistenti” con “implicazioni etiche, politiche e sociali di livello nazionale. Le autorità locali hanno il dovere di informare la popolazione, di salvaguardarne la salute [...], di offrire l’assistenza sanitaria adeguata, e di garantire un continuo monitoraggio epidemiologico e sanitario” unitamente “ad un impegno istituzionale coerente per il risanamento ambientale”.

 La falsa ri-partenza della Regione Lazio e i problemi di comunicazione

Nonostante tali stringenti raccomandazioni, tuttavia, il 3° programma di sorveglianza sanitaria (aprile 2022) è stato avviato dalla Regione con notevole ritardo, mentre altre Istituzioni rendevano note pubblicazioni scientifiche, che hanno destato maggiori preoccupazioni.

Tra queste ricordiamo la ricerca del dott. Luigi Montano del 2021, con la partecipazione di un importante partenariato (composto dall’ASL di Salerno, l’Istituto Superiore di Sanità, le Università di Brescia, Milano, Napoli Federico II, il CNR e l’ENEA), sull’infertilità maschile che ha evidenziato l’esistenza di rilevanti rischi riproduttivi nella popolazione giovane sana della valle del Sacco, persino peggiori di quelli riscontrati nella Terra dei Fuochi. E nel 2023, il VI rapporto Sentieri, promosso e finanziato dal Ministero della Salute (2013-2017), ha documentato l’esistenza di eccessi di mortalità e di ospedalizzazioni nelle sottoclassi di età della popolazione, soprattutto infantile.
È la popolazione giovane di questa terra che subirà di più, ora e nel prossimo futuro, le conseguenze dell’inquinamento ambientale e della mancata bonifica, che al momento non è nemmeno sulla carta.

Per contro, nel luglio 2023, proprio a ridosso di tavoli confindustriali convocati per valutare la riperimetrazione del SIN proposta da Zingaretti, ancora prima che ci fossero dati definitivi sulla riduzione dello stato di contaminazione umana, la stampa pubblicava “continuano a calare le concentrazioni di β-HCH nel sangue dei cittadini dei 19 Comuni”, in aperto contrasto con quanto accertato da studi scientifici, che dimostrano come il β-HCH permane nell’organismo umano. Fraintendimento derivato da quanto riferito nel convegno dal DEP, secondo cui “l'analisi preliminare di 548 campioni (su un totale di 800-1200 ndr) ha evidenziato una riduzione della concentrazione di β-HCH nel sangue dei residenti in tutti i Comuni del SIN”.

Sarebbero stati oggetto di manipolazione mediatica anche gli indicatori di salute dei residenti nel SIN, che, pubblicati sul sito del progetto INDACO, forniscono un quadro numerico articolato rispetto alla media regionale, utilizzando i dati di Open Salute Lazio. Al riguardo, un noto commentatore scriveva “i dati di Indaco dicono che le malattie riscontrate nella Valle del Sacco sono quasi tutte in linea con la media delle altre aree del Lazio. Allora è una Valle inquinata e non una Valle dei veleni?". Grazie del punto interrogativo.

I dati sul sito di INDACO

Siamo allora andati a verificare i risultati degli indicatori pubblicati dal DEP sul sito INDACO, dati di ospedalizzazione, mortalità per causa, incidenza di tumori. Abbiamo constatato come, ad esempio, per il Comune di Frosinone rispetto alla media registrata nella Regione Lazio, per i residenti nel Comune capoluogo la frequenza di ospedalizzazione per BPCO è del 51% superiore per i maschi e del 32% per le femmine. L’ospedalizzazione per tutte le patologie registra un rischio relativo in eccesso del 6% per i maschi e del 5% per le femmine, quella per tumori maligni (tutti i tumori) è pari all’8% per i maschi e al 9% per le femmine.

Nel periodo 2010-2019 il tasso di incidenza dei tumori maligni (tutti i tumori) mostra un rischio relativo in eccesso dell’8% per i maschi e del 7% per le femmine. Percentuali queste non “in linea con la media regionale”. Gli indicatori sul rischio relativo di mortalità per causa non coerenti con quelli di ospedalizzazione e di incidenza dei tumori, ci fanno dubitare che includano coloro che sono presi in carico da strutture romane.

L’enorme mole di dati prodotti, non essendo stata accompagnata da alcuna descrizione analitica da parte del DEP, si smarriscono e si mescolano in un gran calderone perdendo peso, valore e significato, offrendo, per il modo in cui sono esposti, facilmente il destro ad interpretazioni strumentali.

Con un comunicato di alcuni giorni fa Unindustria, lamentando ritardi e inadempienze dell’Amministrazione regionale, ha sollecitato la riperimetrazione del SIN senza spendere una parola circa la verifica dello stato di salute della popolazione, interessata evidentemente solo allo sfruttamento economico del territorio ma non alle malattie che l’inquinamento comporta.

Resta da chiarire anche un altro aspetto riguardante la riperimetrazione del SIN. In epidemiologia ambientale, per valutare l’associazione tra esposizione ad inquinanti ed effetti sulla salute, si ricorre ad una analisi di coorte, studio osservazionale su un gruppo di persone (una coorte) per un certo numero di anni. INDACO invece prende in considerazione solo l’inquinamento atmosferico della Valle del Sacco, che da anni registra parametri elevati, superiori ai limiti di legge. Come era prevedibile l’indagine ha registrato stime di rischio positive per quasi tutti gli inquinanti atmosferici, soprattutto per la mortalità per cause cardiovascolari, respiratorie e per tumori maligni. Ci siamo chiesti tuttavia perché il DEP, in un territorio con criticità ambientali eterogenee, abbia condotto una valutazione sulla mortalità causa specifica come studio di coorte limitatamente agli effetti dell’inquinamento atmosferico. Perché prendere in considerazione tale fattore, che non è attinente alla perimetrazione del SIN, anziché valutare le matrici acqua e terra, di cui necessariamente si dovrebbe tenere conto nella riperimetrazione e di cui si parla da quasi due anni? Domande che abbiamo rivolto al DEP e che ancora aspettano risposta.

Interlocuzione con il DEP Lazio

Al DEP abbiamo quindi fatto presente anche il fatto che mancando sul sito di INDACO - finanziato, insieme all’indagine epidemiologica, per quasi 1 milione di euro - un quadro complessivo dello stato di salute della popolazione dei Comuni del SIN è praticamente impossibile identificare priorità e azioni che si intendono intraprendere per salvaguardarla. Da ciò deriva “involontariamente” una lettura e una divulgazione strumentale, parziale e distorta dei dati, oltretutto non smentita o confermata scientificamente dal DEP stesso. D’altro canto la conoscibilità e leggibilità delle informazioni è avvertita come esigenza fondamentale per una gestione democratica delle risorse pubbliche. La scarsa informazione e la poca trasparenza deve finire e deve avviarsi una seria campagna conoscitiva, visti i cospicui stanziamenti, andati finora dispersi.

Ci sembra, ancora una volta, che non sia interesse del decisore politico e degli organi deputati fare chiarezza sulle conseguenze sanitarie dell’inquinamento della Valle del Sacco sulla salute pubblica. Ne è testimonianza la vistosa assenza di pressoché tutti i Sindaci ai due incontri organizzati dal DEP, Amministratori fantasma di 19 Comuni coinvolti nel SIN e responsabili della salute di 244 mila abitanti, ai quali si vuole forse indicare la strada dell’espatrio o della rassegnazione rispetto al territorio malato in cui vivono.

Cercasi iniziativa politica

Nessuno a livello politico cerca soluzioni vere. Una risposta deve intanto venire dal rafforzamento dell’offerta territoriale dei servizi del SSN, da una costante attività di prevenzione e di diagnosi precoce e da una programmazione certa degli interventi necessari per le patologie più comuni proprie del territorio.

Invece ci toccano il silenzio colpevole accompagnato, all’occorrenza, da lacrime pubbliche di coccodrillo per lo più in prossimità delle elezioni.

Siamo da decenni adusi ormai a questa pratica della politica e dell’arcipelago che gli ruota intorno, ma fermamente convinti che altri andranno avanti anche dopo di noi.

 

Frosinone, 4 febbraio 2024

 

Coordinamento del Comitato NO biodigestore Frosinone - Valle del Sacco

Comitato residenti Colleferro

Cittadini della Valle del Sacco Sgurgola-Anagni

Cittadini vari della Valle del Sacco
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IL CAVALLO DI TROIA DEL SIN: Temiamo i doni della Regione Lazio.

  Apprendiamo dal TGTRE del 25/06/2026 La reazione del Coordinamento di Comitati, Associazioni e Blog   che hanno sottoscritto il seguente ...